Casa famiglia

Le prime case-famiglia hanno avuto origine all'inizio degli anni settanta da esperienze di condivisione diretta con persone diversamente abili che allora erano per lo più inserite in istituti dove l'attenzione era posta soprattutto sulla patologia e sulla sua cura. Spostando l'intervento sulla globalità e sulla complessità del sistema sociale e di relazioni di ciascun individuo venne l'esigenza di creare strutture che permettessero anche un inserimeno sociale ed una vita di relazione normale per l'utente. Nel 1973 a Coriano, sotto la guida di Don Oreste Benzi, nacque la prima casa-famiglia della Comunità di Papa Giovanni XXII, da allora le strutture ispirate a quel modello di casa-famiglia si sono diffuse in tutta Italia e nel mondo.

Oggi, la definizione di "Casa famiglia" sul territorio nazionale raccoglie numerose realtà distinguibili per tipologia di utenza e destinatari finali del servizio: esistono Case Famiglia per la prima infanzia, per adolescenti, per ragazze madri, per disabili, per anziani, per tossicodipendeni, per emigrati e così via. Altro elemento di classificazione è la tipologia del soggetto accogliente: vi sono Case Famiglia gestite e guidate da coppie, da religiosi, da figure professionali come l'educatore. da gruppi di famiglie o ancora da gruppi di persone che vivono all'interno di una dimensione comunitaria.

Tuttavia queste realtà tanto differenti e distinguibili l'una all'altra, hanno un unico comune denominatore: la dimensione dell'accoglienza, del servizio e della tutela (nonostante le differenti tipologie di soggetti ospite e accolti) è da tutte percepita, manifestata e vissuta attraverso un comune "strumento" privilegiato, un contesto familiare.

Da quanto detto finora, emerge che la Casa Famiglia è un luogo dove le persone che condividono per i più svariati motivi e intenti un pezzo a volte anche consistente della loro esistenza, come realtà accoglienti o perchè persone accolte, cercando di creare, per poi condividere, una dimensione di tipo familiare.

A questo punto è importante soffermarsi a riflettere sulle ragioni che portano alla scelta di utilizzare lo "Strumento" della dimensione familiare, che quando evocata, richiama alla mente di chi è in ascolto una realtà paarticolare, quella personale e propria, capace di far emergere sentimenti forti e rassicuranti.

Se proviamo a pensare alla parola "Famiglia": quasi istintivamente, saremo portati a visualizzare ciascuno la propria famiglia, difficilmente ci verrà in mente quella di qualcun altro; questo meccanismo pressochè istintivo, sottolinea che il concetto stesso di famiglia evoca automaticamente un forte sentimento di "Appartenenza" ad una realtà ben chiara e definita nella nostra mente (salvo casi particolari in cui purtroppo è facile si imbatta chi opera con determinate realtà).

Soffermandoci ulteriormente con il pensiero sulla "famiglia" visualizzeremo volti e nomi dei suoi componenti arrivando poi a percepire noi stessi in un modo specifico, diverso da quello in cui ci percepiamo in altri contesti: pensando alla nostra famiglia ci troveremo ad indossare i panni di figlio, di padre, di madre, di fratello, di sorella, a volte i ruoli ricoperti possono essere duplici: padre e marito, figlio e fratello e così via... La famiglia è quinid il luogo entro il quale ogni componente vive e ricopre uno o più specifici ruoli chiari e definiti.

Quei volti, quei nomi ed il ruolo che assumiamo nei loro confronti faranno emergere emozioni e sentimenti legati ai vissuti relazionali a loro collegati: questi testimoniano la presenza di un convolgimento forte tra la nostra storia personale e quella di altri individui. Emozioni e sentimenti contribuiscono a costituire una raltà più ampia e articolata che ci "coinvolge", alla quale è difficile sottrarsi e che noi stessi contribuiamo a determinare.

Coinvolgimento implica "relazioni significative", persone che si confrontano, mettendo in gioco e coinvolgendo le sfere profonde delle intimità e della sensibilità di ciascun individuo: l'Affettività il mondo dei sentimenti delle emozioni e delle sensazioni; la Corporeità, intesa come strumento per veicolare e comunicare agli altri emozioni e sentimenti: il riso, il pianto, una carezza, un bacio, una madre che allatta il figlio, un padre che gioca alla lotta, la sessualità e tutta una gamma di espressioni ad essa legate; la Spiritualità, intesa come chiave di lettura intima e personale dell'esistenza; la Creatività, dimensione che si esprime anche e soprattutto attraverso l'affettività, la corporeità e la spiritualità stesse.

Riassumendo possiamo quindi affermare che la dimensione "Familiare" evoca nell'individuo alcune precise condizioni personali: appartenenza, ruolo, coinvolgimento e presenza di relazioni significative; il tutto a prescindere dalla percezione positiva o negativa che la personale esperienza di famiglia ci trasmette. Questi quattro principali elementi sono fondamentali e indispensabili per fornire un forte contributo allo sviluppo dell'identità personale dell'individuo. Lasciando a chi di dovere il compito di leggere ed interpretare le conseguenze che comporta sul vissuto personale la tipologia specifica di contesto e di clima familiare all'interno del quale il minore si trova a cresce.

A questo punto è facile comprendere come un individuo che si trovi in particolari condizioni di disagio e di sostegno per affrontare un percorso educativo e formativo, oppure un percorso riabilitativo, o anche di tutela e accudimento, sarà in grado di affrontare quel percorso al meglio se inserito in un contesto, in un ambiente, capace di fargli percepire e sperimentare il suo essere "Individuo" attraverso:

  • lo sviluppo di un graduale senso di appartenenza alla realtà di cui farà parte;

  • il ruolo che quella realtà è capace di consegnargli e di riconoscergli;

  • il grado di coinvolgimento a tutti i livelli (creativo, mentale, affettivo, emotivo e spirituale che egli svilupperà in, con e per quella realtà;

  • il nascere e lo sviluppo di relazioni significative e positive per sè e per la propria storia personale.

Questo comune denominatore, questo "strumento" chiamato Famiglia, se considerato e pensato nell'accezione rigida e canonica del termine, cioè quello regolamentato dal codice civile e riconosciuto dalla Costituzione, potrebbe venire usato da molte realtà in modo improprio, forzato se non addirittura scorretto. Tuttavia crediamo che questo stesso termine venga legittimamente utilizzato se associato alla prospettiva di accogliere una persona in difficoltà che manifesta il bisogno di vivere in un contesto capace di evocare in lui i sentimenti e le percezioni tipiche di un ambiente familiare: bisogno che si manifesta con tanta più forza, quanto è più grande la condizione di difficoltà e di disagio in cui l'individuo si trova.

Non è difficile avvalorare questa tesi, può essere esercizio utile pernsarci coinvolti in un momento di forte difficoltà, ad esempio una grave malattia, oppure in una condizione di disagio spicologico o sociale, tali da farci percepire deboli, fragili e dipendenti dall'aiuto esterno: non cercheremo istintivamente rifugio e protezione nell'intimità di una realtà che sentiamo come nostra, nella quale ci sentiamo conosciuti, capiti, amati e protetti, la nostra famiglia, appunto, o ciò che la rappresenta?

Se tutto ciò che è stato appena espresso ha un suo fondamento di ragionevolezza, se letto in un contesto generalizzato, lo ha ancora di più ed in modo più articolato e determinante quando parliamo di minori, in particolar modo di età compresa fra gli zero ed i dieci anni; in questo caso il termine "casa famiglia" assume connotazione ben precisa. Nell'offrire un contesto di tipo familiare, i ruoli e le modalià che lo caratterizzano, necessitano di una "incarnazione" il più possibile autentica, reale, ovvero non è sufficiente una riproduzione, ma occorre un contesto familiare vero, autentico.

Senza dubbio, Psicologi e Pedagogisti, che con i minori ci lavorano, sono in grado di spiegarlo meglio; tuttavia anche noi, dalla nostra particolare prospettiva, ci sentiamo di poter fare alcune importanti riflessioni sull'argomento:

  • Fare esperienza di famiglia.

Pensiamo ad un uomo o a una donna adulti, che ad un certo punto della loro vita decidono di costituire famiglia, di avere dei figli e di crescerli: per poter attuare questo progetto di vita, hanno bisogno di strumenti, esperienze e punti di riferimetno acquisiti in precedenza.

Queste capacità di relazione e genitoriali derivano dall'avere vissuto a lungo in una realtà familiare, perchè nel percorso di crescita, che da bambini li ha resi adulti, hanno condiviso la loro esperienza umana con la famiglia che li ha accompagnati.

Negare ad un bambino la possibilità di vivere un'esperiemza di famiglia, significa precludergli la possibilità di acquisire gli strumetni utili a realizzare nel futuro quella stessa esperienza.

Non stiamo affermando che sia impossibile fare famiglia senza aver avuto il privilegio di sperimentarla da bambino, sicuramente si può attraversare un fitto bosco senza l'ausilio di una bussola e di una cartina, tuttavia non vi è ombra di dubbio che con quegli strumenti risulterebbe più facile e sicuro riuscirci.

  • I ruoli.

All'interno di una famiglia i ruoli sono delineati in modo preciso: esiste una figura paterna ed una materna, ci sono i figli, i fratelli, le sorelle e così via. Ogni ruolo è attribuito sempre alla stessa persona in modo continuativo nel tempo e non è interncambiabile: tutto ciò contribuisce ad aumetnare il senso di abilità e di sicurezza del contesto, facilitando ulteriormente i minori accolti nell'acquisizione e nell'accettazione del proprio ruolo figliale. Il fatto di riconoscrsi in un ruolo è un primo passo importante verso lo sviluppo di una identità personale del minore stesso.

  • Lo scorrere visibile dell'affettività.

L'importanza delle manifestazione di affetto differenziate da e fra i diversi ruoli familiari: pensiamo ad esempio alla coppia, alla figura paterna e a quella materna e allo scorrere percepibile, palpabile, visibile di una affettività autentica, espressione di un legame forte e particolare che unisce queste due persone: questo sui figli, che siano naturali o accolti, ha un immenso potere rassicurante, consolante, confortante, stimolante, quasi terapeutico. La visibilità e lo scorrere dell'affettività nella coppia, evoca, autorizza ed incentiva l'espressione dell'affettività dei piccoli della famiglia, siano essi figli naturali oppure accolti, sia verso le figure genitoriali, sia verso gli altri componenti del nucleo familiare e oltre. Anche l'amore in fondo si impara per imitazione, a condizione però che il modello da riprodurre sia autentico ed interiorizzato.

  • Condivisione di un cammino.

La famiglia è una realtà dinamica, ha una sua progettualità condivisa e realizzata con lo sforzo comune dei diversi membri che la compongono, ognuno con il personale carico di responsabilità commisurato alle capacità e all'età: nessuno è esente dal dare il proprio contributo, sia nelle faccende piccole e quotidiane, sia in eventi più rilevanti. Condividere un cammino attraverso la partecipazione agli eventi della vita da senso e significato allo scorrere del tempo: tutto ha una sua storia e fa parte di una storia, ogni evento è collegato al precedente ed al successivo da una logica al servizio del bene comune. L'instaurarsi di un dinamismo attivo alla realtà, produce sentimenti e sensazioni che mitigano le ansie e il disagio personali, che sarebbero invece amplificati dalla staticità e immobilità percepita da chi non partecipa alla realizzazione della realtà che lo circonda.

Ciro De Furia